Tutela minori somma L

Tutela Minori Somma Lombardo

Premessa

La seguente proposta progettuale relativa al Servizio Psicologico rivolto a minori e famiglie è da intendersi come uno strumento per dare continuità alla programmazione e all’attuazione degli interventi a favore delle situazioni già in carico nei Comuni dell’ambito ditrettuale, nonché come metodologia per affrontare in maniera tempestiva e competente la gestione dei nuovi casi segnalati, in cui si rende necessario l’intervento a tutela dei minori.

In considerazione delle storie di disagio e di difficoltà e, spesso, dei vissuti traumatici dell’utenza e della fatica conseguente ad affidarsi in una relazione di aiuto, l’importanza di garantire una stabilità degli interlocutori con cui i minori e le famiglie si interfacciano favorisce la possibilità di una maggiore alleanza di lavoro.

La costanza dell’equipe multidisciplinare e la presenza di prassi e sinergie di lavoro consolidate in anni di collaborazione proficua e da AISEL garantite nel caso di una prosecuzione del mandato, costituiscono un valore aggiunto che permette di creare un Servizio integrato di intesa, di cooperazione e di scambio con gli assistenti sociali comunali referenti delle diverse situazioni.

Introduzione

Il progetto si muove nell’area d’intervento relativa alla tutela e sostegno dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e delle responsabilità familiari. Com’è noto la Convenzione sui diritti dell’infanzia (approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989, ratificata dall’Italia con legge del 27 maggio 1991 n. 176 e depositata presso le Nazioni Unite il 5 settembre 1991) riporta nel preambolo che “ …le Nazioni Unite nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e i Patti internazionali relativi ai Diritti dell’Uomo hanno proclamato che l’infanzia ha diritto a un aiuto e a un’assistenza particolari, convinti che la famiglia, unità fondamentale della società e ambiente naturale per la crescita e il benessere di tutti i suoi membri e in particolare dei fanciulli, deve ricevere la protezione e l’assistenza di cui necessita per poter svolgere integralmente il suo ruolo nella collettività, riconoscendo che il fanciullo ai fini dello sviluppo armonioso e completo della sua personalità deve crescere in un ambiente familiare in un clima di felicità, di amore e di comprensione, in considerazione del fatto che occorre preparare pienamente il fanciullo ad avere una sua vita individuale nella società, ed educarlo nello spirito degli ideali proclamati nella Carta delle Nazioni Unite, in particolare in uno spirito di pace, di dignità, di tolleranza, di libertà, di uguaglianza e di solidarietà..”.
In quest’ottica il minore è dunque inteso come soggetto di diritti anche quando è oggetto di tutela, concentrandosi su una visione completa ed evoluta del minore in crescita; lo scopo dell’intervento di sostegno è quello di potenziare le sue competenze, tra cui la possibilità di esprimersi, per aiutarlo ad affrontare situazioni in contrasto con i suoi bisogni di crescita.

Il concetto di rischio in età evolutiva è da intendersi come un disequilibrio tra sfide, viste come cambiamenti nel ciclo di vita che richiedono un’attivazione per la ricerca di soluzioni, e risorse. Il minore può infatti perdere o vivere in maniera carente la possibilità di fare riferimento a figure genitoriali che lo proteggano e lo guidino in situazioni di difficoltà. In questa logica Il focus della nostra attenzione è dunque rivolto al minore, nelle sue relazioni con le figure significative e con l’ambiente di riferimento. Il rischio non è connesso con la produzione lineare di un danno evolutivo, ma occorre sempre alla complessità della situazione che comprende oltre ai fattori di rischio anche quelli protettivi su cui si va lavorare per la loro valorizzazione. L’intervento ha come scopo da un lato l’incremento di strategie di coping nel minore e nei suoi referenti adulti nonché nei referenti istituzionali e, dall’altro, modificare i legami patologici in cui sono coinvolti, di modo che i minori in primo luogo possano ritrovare un equilibrio che duri sui tempi lunghi e permetta loro di crescere.

Tale approccio si basa sulle recenti ricerche che hanno messo in luce il ruolo fondamentale dell’adulto che entra in sintonia con i ritmi, le capacità e gli interessi del minore. Da ciò ne deriva appunto che con tutela non si intenda solo l’individuazione di un intervento immediato volto ad evidenziare ed eventualmente rimuovere le attuali ed oggettive condizioni di pregiudizio, ma che essa costituisca una valutazione diagnostica e prognostica della relazione bambino – genitore che ipotizza in che modo il tipo di personalità dei genitori e la peculiarità della loro relazione hanno avuto parte nello sviluppo del minore (e l’avranno in quello futuro), nella strutturazione della sua personalità, nel suo modo di porsi di fronte alla realtà e nelle relazioni interpersonali, fino a portare alla situazione attuale.

Una comprensione piú approfondita della situazione richiede necessariamente di valutare a quali condizioni i fallimenti parentali diventino critici per lo sviluppo e quali condizioni sociali e relazionali siano necessari per compensarli.

La possibilità di operare anche in quelle situazioni “a rischio” precocemente individuate, permette di attuare la tutela dei minori non solo nelle situazioni conclamate ma a livello di prevenzione.

Nella prospettiva da noi proposta TUTELA ALL’INFANZIA si traduce nella necessità di rendere espliciti e chiari non solo i fattori che mettono a repentaglio lo sviluppo , ma anche quelli protettivi che potrebbero contrastarli.

PROGETTO DI GESTIONE


Finalità Generali del Progetto

Favorire il pieno sviluppo delle potenzialità dei minori, rispettare le loro caratteristiche soggettive e sostenerne la crescita umana, personale e sociale.

Obiettivi Generali del Progetto

L’ obiettivo principale di questo progetto è quello di offrire sul territorio una risposta tempestiva ai casi in cui si renda necessario un intervento di tutela del minore, inteso non solo come valutazione e riparazione, ma anche come prevenzione, privilegiando in assoluto il recupero di tutte quelle risorse familiari e del contesto sociale che permettano il consolidamento dei legami familiari stessi. Questo lavoro si può sviluppare adeguatamente solo attraverso la creazione di una rete tra Servizi e professionalità diverse che consenta uno scambio sempre piú efficace di informazioni e comunicazioni.

Coerentemente a queste considerazioni epistemologiche, questo lavoro si può sviluppare adeguatamente solo attraverso la creazione di una rete tra Servizi e professionalità diverse che consenta uno scambio sempre piú efficace di informazioni e comunicazioni. La strategia del lavoro di rete si dovrebbe fondare su cinque punti:

· sulla valorizzazione delle risorse esistenti (scuola, famiglia, luoghi di riunione di gruppi giovanili, etc.) e sull’individuazione delle risorse attivabili, che rappresentano una grande avventura nel lavoro di rete sociale sul territorio, in quanto si tratta di individuare le risorse che non ci sono ma che si possono attivare;
· sulla necessità di integrare le reti organizzative (quelle formali) con le reti di aiuto (quelle individuali);

· sulla necessità di integrare le reti formali (servizi) con le reti informali (famiglia, scuola, ecc.) e con le reti semi-informali (volontari e associazioni);

· sul collegamento tra gli interventi erogati dai servizi pubblici e quelli erogati dai servizi non pubblici, convenzionati o del privato sociale;

· sulla capacità di sviluppare una cultura valutativa capace di avviare e sostenere i processi di apprendimento e di trasformazione di tutta la struttura reticolare.

Il lavoro negli ambiti degli interventi relativi ai minori si fonda sull’idea che l’unità oggetto di osservazione non debba essere l’individuo, ma la relazione, in una lettura globale del disagio e della sofferenza, che tenga conto delle necessarie assunzioni di responsabilità da parte dei genitori e del mandato etico dei ruoli degli operatori.

AZIONI PREVISTE

Interventi Finalizzati alla Tutela delle Situazioni di Difficoltà Conclamata, con rispetto agli Articoli 80 – 81 – 82 Lr N. 1/1986 e al Dpr N. 448/1988.

Gli obiettivi di questo intervento sono quelli riguardanti la diagnosi relativa alle situazioni di pregiudizio e di disfunzioni familiari, la tutela delle situazioni di difficoltà conclamata, la prognosi relativa alle possibilità di recupero della famiglia, in accordo con quanto stabilito dall’Autorità Giudiziaria. Prima cura di questo intervento sarà quella di verificare tutte le possibili strategie utili al sostegno delle funzioni parentali; solo nel caso in cui si sia verificata l’immodificabilità o l’intrattabilità delle stesse, l’obiettivo verterà sul fornire al minore tutti i sostegni necessari ad una temporanea, o raramente definitiva sostituzione di questa relazione con altre piú funzionali alle sue esigenze evolutive. I compiti dell’équipe, costituita da assistente sociale comunale e psicologa del Servizio Psicologico Tutela Minori, riguardano quindi l’anamnesi e la diagnosi familiare e sociale, la psicodiagnosi individuale e familiare, l’elaborazione delle strategie di recupero, i contatti e la relazione con l’Autorità Giudiziaria e con gli altri servizi coinvolti. Gli operatori si avvarranno quindi di strumenti quali: gli incontri di rete, la cartella clinica, i colloqui psicodiagnostici, i colloqui sociali e clinici, la somministrazione di test, la visita domiciliare, la stesura di relazioni, l’équipe, la supervisione.

Una variante peculiare è rappresentata dall’utenza adolescente inviata dalla Procura per reati penali (DPR 448/88). Al di là dei diversi orientamenti teorici di riferimento, in maniera congruente con la legislazione penale minorile, condividiamo una prospettiva di psicopatologia dell’età evolutiva secondo la quale il comportamento antisociale è soprattutto inteso come espressione di una difficoltà evolutiva che impedisce il raggiungimento dei compiti evolutivi fase – specifici (“Adolescenti delinquenti: l’intervento psicologico nei servizi della giustizia minorile”, a cura di Alfio Maggiolini, Milano, F. Angeli, 2002). In questo caso l’approccio con il minore ha spazi per una maggiore enucleazione della sua individualità dal setting di valutazione familiare, in modo da sollecitare la componente di responsabilità personale nel reato commesso. L’azione deviante è da intendersi come atto comunicativo e dunque lo scopo dell’intervento è quello di andare progressivamente a declinarne il significato nella relazione con il minore per la costruzione di scenari alternativi e come sostegno al loro percorso evolutivo.

L’obiettivo è in ogni caso sostenere il processo evolutivo del minore, quale che sia la difficoltà che ostacola il suo percorso di inserimento sociale: sia che si tratti di conflitti evolutivi adolescenziali, di disturbi della personalità o di psicopatologie che implichino la perdita del contatto con la realtà.

Poiché il comportamento trasgressivo in adolescenza è un tratto fase-specifico, è particolarmente importante distinguere gli adolescenti trasgressivi dai minori che hanno una piú stabile tendenza delinquenziale. L’importanza di individuare la minoranza di adolescenti trasgressivi con tendenza antisociale, dà la possibilità di predisporre una risposta e un trattamento adeguato.

Interventi Finalizzati alla Tutela delle Situazioni di Fragilità in assenza di Provvedimenti dell’Autorità Giudiziaria

Si tratta di interventi concordati con gli Assistenti sociali professionali dei Comuni del Distretto rispetto a specifiche situazioni con caratteristiche di fragilità e problematicità.

Lo scopo di tale intervento consiste nella promozione e nel sostegno dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e delle responsabilità familiari in una logica preventiva di potenziamento e rivalutazione della famiglia, di collaborazione, solidarietà e corresponsabilità.

Tale scopo si declina attraverso la circoscrizione delle modalità relazionali disfunzionali e l’arricchimento delle risorse sane nella sinergia tra famiglia, Ente, istituzioni pubbliche ed organizzazioni del privato-sociale, che costituiscono le premesse per un divenire armonico.