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Comunità Mirtillo

La Struttura Il Mirtillo

          La Comunità Psichiatrica “Il Mirtillo”

 

Ø     Premessa

Nella Comunità Psichiatrica il concetto di riabilitazione si connette storicamente e operativamente alla tradizione ormai consolidata da quasi due secoli della psichiatria asilare, “morale”, che individuò nel pensiero del malato mentale la presenza di un senso, per quanto oscuro, che richiedeva assistenza e vicinanza, per consentire l’istaurarsi di una relazione con il medico e la riduzione dell’insensatezza ad una malattia da curare.

Il principale obiettivo della riabilitazione psichiatrica è garantire che la persona con una sofferenza mentale possa utilizzare quelle abilità fisiche, emotive, sociali e intellettuali indispensabili per vivere, apprendere e lavorare nella società, con il minimo sostegno possibile da parte dei rappresentanti delle professioni d’aiuto. Il metodo principale attraverso cui intendiamo perseguire quest’obiettivo di fondo prevede da un lato l’addestramento della persona alle specifiche abilità richieste per un adeguato funzionamento e dall’altro lo sviluppo delle risorse dell’ambiente necessarie a sostenere e rinforzare il livello di funzionamento raggiunto.

L’intento, dunque, è quello di mettere in pratica dei percorsi nuovi di riabilitazione psichiatrica che conferiscano protezione a coloro che sono psicobiologicamente vulnerabili di fronte ai fattori socioambientali che producono stress. Attualmente non sono ancora noti i criteri fisiologici e biochimici che a livello cerebrale sono responsabili del permanere di una vulnerabilità individuale alla sintomatologia e alla disabilità delle più importanti psicopatologie. Questo non consente di intervenire in modo efficace sul processo patogenetico, ma non legittima certo ad un ritorno ai ricoveri ospedalieri della durata di anni, come avveniva in passato, per proteggere i pazienti dalle cause di stress della vita sociale. L’etica e i principi dell’era contemporanea ci impongono di ricorrere a trattamenti calati nella comunità e di fornire gli individui vulnerabili delle abilità di cui hanno bisogno per fronteggiare gli inevitabili fattori di stress del vivere quotidiano, per esempio in relazione ad alcool e droghe, all’assenza di una propria casa, ai conflitti di relazione, agli stimoli sociali e allo stigma. Pertanto, i nostri progetti di trattamento e riabilitazione prevedono interventi ben strutturati ispirati alla farmacoterapia, all’addestramento delle abilità, alla terapia familiare, alla riabilitazione professionale e al sostegno sociale.

 

Ø     Caratteristiche

 

In base alla recente riqualificazione delle strutture psichiatriche accreditate che non fanno parte dell’Azienda Ospedaliera (v. circolare 49/SAN-2005), la Comunità dell’A.I.S.E.L., “Il Mirtillo”, è definita una Comunità Psichiatrica Assistenziale (CPA).

 

Ø     Obiettivi

 

Il presupposto da cui partiamo per impostare il lavoro riabilitativo è che la Comunità deve essere un luogo dove la vita quotidiana si svolge all’insegna della tranquillità e del rispetto delle regole del vivere comune. Hanno rilievo, dunque, il rispetto della pulizia personale ed il rispetto degli spazi comuni e personali, la consumazione dei pasti, le attività di svago e socializzazione, l’utilizzo del proprio tempo in modo fattivo.

Ciascun utente dovrà godere di un proprio spazio privato, che potrà personalizzare, e di spazi comuni in cui sentirsi accolto e a proprio agio.

La prima fase del percorso riabilitativo sarà quindi rivolta alla trasmissione d’alcune regole di convivenza ovvero all’assimilazione delle stesse da parte di ogni singolo utente.

Per la realizzazione di questi primi obiettivi ci appare fondamentale la fase d’ingresso, durante la quale si dovrà impostare una relazione assertiva con l’utente, per tentare di coinvolgerlo nella vita comunitaria. Sin dai momenti iniziali dell’ingresso in comunità è  infatti importante privilegiare gli aspetti che riguardano le interazioni quotidiane e la socializzazione, perseguendo l’obiettivo che il paziente possa affrontare in modo nuovo la sua vita di relazione e la sua patologia psichica.

Per ogni utente si predisporrà  un programma, che rispetti i tempi della condizione attuale della psicopatologia di cui è portatore e delle sue caratteristiche di personalità. Programma volto all’acquisizione di quelle abilità fisiche, emotive, sociali e intellettuali che sono ancora possibili per il paziente, ai fini di una reintegrazione nella vita di relazione nella società e che si compiono attraverso percorsi psicoterapeutici individuali, di gruppo  e  che   coinvolgano, laddove è possibile,  i familiari.

La Comunità si farà carico dell’assistenza sanitaria di base, delle cure psichiatriche e d’eventuali altre cure specialistiche, affidandosi alle strutture sanitarie pubbliche o a consulenti privati.

Agli utenti le cure farmacologiche saranno somministrate dal personale infermieristico, rispettando le prescrizioni del medico psichiatra referente di struttura pubblica o del medico psichiatra consulente della Comunità.

 

Ø     Figure professionali e operatori

La struttura gerarchica della Comunità è concepita in modo da realizzare un modello di cura funzionalmente multidisciplinare e globalmente circolare. Questo significa che le differenze di “potere” delle singole professionalità sono attenuate al fine di consentire la realizzazione di processi decisionali clinici condivisi. Tuttavia ogni professionalità conserva una sua competenza che consente anche lo sviluppo di una verticalità delle scelte. Le figure professionali che operano in equipe nella Comunità sono le seguenti:

  • Medici Specialisti: si occupano della gestione psichiatrico-psicoterapeutica del paziente, collaborando con il Medico di Medicina Generale territoriale per quanto riguarda le problematiche internistiche.
  • Infermieri Professionali: hanno la responsabilità del nursing del paziente, sia dal punto di vista sanitario che igienico: parametri vitali, comportamento ed abitudini quotidiane, dieta, coordinamento delle visite ed esami specialistici, etc. Forniscono un apporto fondamentale sul piano della costruzione di una relazione di appartenenza con il paziente.
  • Educatori: rappresentano il supporto specifico per lo sviluppo e la riabilitazione delle motivazioni assertive ed esplorative dei pazienti, impegnandoli in progetti a breve, medio e lungo termine che riguardano le abilità e le competenze a livello sociale, lavorativo e anche ricreativo o culturale.
  • Psicologi: sono parte integrante dei percorsi psicoterapeutici individuali, di gruppo e familiari, coordinandosi con lo psichiatra e favoriscono lo sviluppo delle competenze metacognitive e affettive dei pazienti.
  • ASA/OSS: sono quotidianamente accanto ai pazienti per aiutarli ad utilizzare le proprie forze e abilità nel mantenimento dell’igiene, della pulizia dei propri spazi e di quelli comuni e svolgono le loro mansioni in coordinamento con gli infermieri professionali da una parte e con gli educatori dall’altra.

 

Il personale si completa con la presenza di figure professionali più operative, che comunque acquistano nel tempo un rapporto di familiarità con i pazienti e contribuiscono alla dimensione di sicurezza che costoro richiedono.

  • Cuochi e aiutocuochi
  • Manutentori

 

Ø      Criteri e modalità di accesso dell’utente presso la Comunità “Il Mirtillo”.

 

-          Vengono accolti nella struttura residenziale gli utenti inviati dai Dipartimenti di Salute Mentale, in base alle condizioni di accreditamento da parte dell’Ente Pubblico.

 

-          Ogni volta che la segnalazione per un inserimento viene effettuata da altri servizi pubblici o privati, o da altre figure professionali (p. es. medici di base) oppure ancora da altri soggetti privati (p. es. parenti), sarà necessario, per procedere all’inserimento in regime convenzionale, il “nulla osta” del servizio psichiatrico di riferimento rispetto alla residenza del soggetto.

 

-          Accedono alla struttura residenziale i soggetti che abbiano raggiunto la maggiore età e che siano affetti da un disturbo mentale psicotico, da altri disturbi mentali che compromettano in misura rilevante la vita di relazione del soggetto o da disturbi della personalità che comportino diffusione dell’identità e debolezza dell’Io, al punto da risultare gravemente disadattivi rispetto alle risorse contestuali del soggetto. La presenza di comorbilità per un disturbo da uso di sostanze non rappresenta un criterio di esclusione, neppure nel caso in cui il disturbo mentale sia secondario rispetto alla condizione di abuso/dipendenza da sostanze, che risulta essere in questo caso il fattore eziologico diretto della sintomatologia psichiatrica.

 

-          Prima dell’ingresso uno o più membri dello staff clinico dell’AISEL si incontreranno con gli operatori del servizio psichiatrico di provenienza dell’utente per ottenere una descrizione delle caratteristiche psicopatologiche del soggetto, della sua storia personale e familiare, delle sue risorse contestuali e dei trattamenti precedenti. Verranno quindi individuate le motivazioni e gli obiettivi degli invianti, in modo da formulare un progetto di intervento condiviso.

-          A questo punto l’utente potrà effettuare un primo colloquio in una delle sedi dell’AISEL (eventualmente nella stessa CP) con un membro dello staff clinico. Il colloquio verrà esteso anche ai componenti della famiglia di origine, al partner o ad altre figure significative dell’entourage del soggetto, in tutti i casi in cui questi siano presenti e disponibili.

 

-          Il colloquio verrà fissato tramite appuntamento, che potrà essere concordato telefonando alla sede dell’AISEL di Milano, oppure direttamente in Comunità, dal lunedi al venerdi, dalle 10.00 alle 16.00.

 

-          In seguito al colloquio con l’utente verranno indicati i tempi di attesa per l’inserimento. Qualora la comunità non avesse posti disponibili al momento della richiesta, l’utente verrà iscritto in una lista d’attesa.

 

-          Lo staff clinico dell’AISEL si riserva la facoltà di rinviare o declinare la richiesta di inserimento residenziale in tutti quei casi in cui emergano nel corso del primo contatto con l’utente delle evidenti incongruenze motivazionali o qualora quest’ultimo riveli un atteggiamento di rifiuto esplicito, precedentemente celato.

 

-          Sarà possibile, previa decisione dello staff clinico dell’AISEL, premettere alla decisione di accoglienza una giornata di visita della struttura residenziale da parte del futuro utente e dei suoi familiari.

 

Ø      Attivita’ riabilitative e terapeutiche della Comunità psichiatrica

 

 

Nella Comunità sono assistiti pazienti con severe diagnosi di psicosi o di disturbi della personalità; le loro capacità relazionali e cognitive risultano compromesse e deficitarie sia per l’andamento della patologia e la cronicizzazione dei sintomi che per gli scarsi stimoli ricevuti nell’ambiente familiare e sociale da cui provengono.

Nella maggior parte dei casi si è reso necessario l’allontanamento dal contesto di origine, perché in esso si acutizzavano i sintomi e non si dava la possibilità di un recupero riabilitativo.

La multifattorialità nell’eziopatogenesi delle psicosi impone interventi integrati e una stretta collaborazione fra figure professionali diverse per poter ottenere dei risultati significativi nella cura.

Se i progressi nel campo della farmacologia hanno permesso di ottenere buoni risultati terapeutici nel contenimento delle manifestazioni più acute della psicosi, non hanno ancora ottenuto una remissione completa dei sintomi specie nelle schizofrenie e nei disturbi severi di personalità che spesso si accompagnano a forme di dipendenza dall’alcool o dalle droghe.

Il recupero di questi soggetti a una vita di relazione soddisfacente, che li porti a correggere o eliminare quegli aspetti e comportamenti asociali e aggressivi, richiede un lungo e paziente lavoro di riabilitazione.

La gran parte dei casi di psicosi non presenta forme preoccupanti di aggressività che possano sfociare in azioni tese a danneggiare persone o cose, anche se vi è la necessità di controllare e contenere queste persone tramite i farmaci e l’azione riabilitativa, perché altrimenti in alcuni contesti sociali potrebbero costituire un pericolo. Inoltre è necessario valorizzare le capacità residue per avviarli a forme d'inserimento tramite lavori protetti o ripresa di corsi di studio, pur se in forme parziali.

La vita comunitaria, pur offrendo un ambiente protetto dove è possibile seguire delle cure e migliorare il proprio stato organico e psichico, non è di per sé sufficiente a risolvere i problemi che il soggetto malato incontrerà nel momento della sua dimissione.

È necessario approntare programmi individuali e collettivi per valutare quali sono i problemi di socializzazione e gli strumenti da utilizzare per risolverli.

L’équipe formata da medici, psicologi, infermieri e educatori/animatori deve predisporre e programmare gli interventi riabilitativi sia individuali che collettivi.

Gli operatori prima menzionati nell’ambito delle proprie competenze avranno compiti di:

  • Ascolto
  • Accompagnamento
  • Socializzazione
  • Informazione/orientamento
  • Sostegno

 

Lavoreranno in collegamento con la rete dei servizi sociali territoriali e stabiliranno rapporti di collaborazione con tutte quelle realtà sociali disponibili al dialogo.

 

Segnaliamo quattro fasi:

  1. Inserimento nella struttura e prime forme di socializzazione, apprendimento delle regole di vita comune, individuazione dei propri bisogni, cura della persona e dello spazio di uso privato e comune.
  2. Partecipazione attiva e collaborativa alle attività sociali, ludiche, culturali e formative.
  3. Costruzione e definizione di un progetto di reinserimento sociale con l’aiuto degli operatori.
  4. Acquisizione di strumenti culturali/lavorativi e valorizzazione delle proprie capacità residue per la realizzazione del progetto.

 

Queste fasi non devono essere intese come rigidamente strutturate, ma servono per orientarsi nella formulazione dei percorsi individuali, che dovranno essere calibrati in base alla patologia specifica e alle risorse personali del soggetto.

Le attività riabilitative si svolgeranno sia all’interno della comunità che all’esterno. Momenti importanti per la riabilitazione devono essere considerati anche quelli legati all’espletamento delle funzioni più semplici:

consumazione dei pasti, pulizia personale, abbigliamento, cura della persona, rispetto degli spazi comuni, personalizzazione degli spazi privati e pulizia, riduzione limitazione del tabagismo predisponendo appositi luoghi per il consumo, induzione a crearsi una propria economia per la spese personali.

Il lavoro terapeutico sarà improntato sull’ascolto del paziente che avverrà durante colloqui personali e di gruppo. Settimanalmente si effettueranno incontri con il gruppo degli utenti o per piccoli gruppi, con la presenza di operatori e psicoterapeuti per sviluppare le forme di dialogo e affrontare in comune i problemi della vita comunitaria.

Ai pazienti verrà offerta la possibilità di intrattenere colloqui terapeutici individuali con gli psicoterapeuti, qualora vi sia una loro richiesta in tal senso. Esiste anche un programma di intervento sulla famiglia che viene effettuato presso il Centro Psicoterapeutico dell’A.I.S.E.L. di Varese.

 

Saranno utilizzate metodologie applicative animative ed educative, strutturate su lunghi periodi e già sperimentate in altri contesti clinici.

 

Le aree d’intervento sono:

  • Area culturale
  • Area laboratori e corsi professionali
  • Area di educazione al territorio
  • Area ludica

 

La strutturazione in aree servirà a fornire un orientamento preciso e indurrà i pazienti a scegliere come impostare il proprio quotidiano in base a bisogni di socializzazione culturale, ludica e di apprendimento di tecniche lavorative.

Alcuni punti specifici del programma riabilitativo, che dovranno essere calibrati e proposti in modo articolato dagli operatori agli utenti sono:

  • Inserimento in corsi professionali
  • Utilizzo di strumenti informatici e apprendimento dei rudimenti
  • Visite guidate in località d'interesse paesaggistico e culturale
  • Utilizzo di strumenti video e fonici
  • Giardinaggio e bricolage
  • Educazione all’immagine, apprendimento di tecniche espressive
  • Promozione di attività culturali e ludiche in Comunità
  • Sviluppo delle capacità di dialogo e di partecipazione sociale: frequentazione di centri sociali, parrocchie, feste e altre attività territoriali
  • Inserimento in attività strutturate sul territorio della Provincia di Varese
  • Apertura di contatti con la famiglia e il contesto sociale di provenienza dei singoli utenti.

 

Questi percorsi dovranno favorire lo sviluppo dell’autonomia personale in collegamento con la crescita delle abilità verbali e non verbali di comunicazione, e il recupero e il miglioramento del bagaglio conoscitivo individuale.

La maturazione di capacità d’investimento stabile alle proprie necessità, servirà per favorire i processi di reinserimento sociale e familiare.

 

Per realizzare le attività prima indicate sono forniti agli operatori una serie di strumenti:

  • Pulmino e automobile per il trasporto dei pazienti
  • Videocamera e materiale fotografico
  • Apparecchi televisivi e hi-fi
  • Libri, riviste, giornali etc.
  • Materiale cartaceo, penne, pennarelli, pennelli, colori etc.
  • Macchina per fotocopie
  • Personal computer con stampante

 

Per le attività realizzate all’interno della Comunità ci sono due ampie sale a disposizione.

 

Ø      Dove siamo e come raggiungerci

 

La Comunità, pur insediata nel Comune di Marchirolo (Va), dista circa un chilometro dal centro abitato di Marzio. Un servizio di linea ferma di fronte alla struttura (linee Morandi). Gli orari di partenza dalla struttura sono 7.15 e 15.15, mentre gli orari di arrivo dal piazzale tra le stazioni ferroviarie di Varese sono 9.15 e 18.15.

In automobile si può arrivare attraversando Varese e seguendo le indicazioni per i valichi svizzeri, percorrendo la Valganna. Arrivati al paese di Ghirla si seguono le indicazioni per Marzio. Al bivio Marzio/Boarezzo si prosegue a destra per circa 200 metri. All’ingresso del Comune di Ghirla e al bivio successivo è collocata la segnaletica specifica.

Due auto e un pulmino sono a disposizione per collegamenti privati.

Per contattarci:

Tel: 0332-727855 / 66

Fax: 0332-727783

Mail: aisel.il mirtillo@libero.it

Sito: www.aisel.it  
Segreteria Milano:02-29000109

INTERNI COMUNITA' IL MIRTILLO

Sala Ricreativa



Camere degli ospiti

ESTERNI COMUNITA' IL MIRTILLO

Il Giardino della Comunità Il Mirtillo
Centro La Pineta
RELAZIONE E DATI ANNO 2009 COMUNITA' PSICHIATRICA
DescrizioneDocumento
Relazione 1° semestre 2010
Descrizione attività effettuate nellla Comunità Psichiatrica

Questionario soddisfazione dell'Equipe
Soddisfazione ospiti registrata nel 1° semestre 2010

Valutazione della soddisfazione degli ospiti per le attività riabilitative
Questionari relativi a ciascuna attività riabilitativa

Asl di appartenenza
Provenienza ospiti Comunità Psichiatrica

Diagnosi principale
Divisione pazienti per diagnosi

Età media
Età media degli ospiti

Sesso ospiti
Divisione per sesso

Saturazione gennaio
Indice saturazione ospiti nel mese di gennaio

Saturazione febbraio
Indice di saturazione ospiti nel mese di febbraio

Saturazione marzo
Indice di saturazione ospiti nel mese di marzo

Saturazione aprile
Indice di saturazione ospiti nel mese di aprile

Saturazione maggio
Indice di saturazione ospiti nel mese di maggio

Saturazione giugno
Indice saturazione ospiti nel mese di giugno

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